|
Esistono due immagini di JOHANN SEBASTIAN BACH. Una, la più tradizionale, legata alla monumentale biografia ottocentesca del tedesco Philipp Spitta, che vede in Bach una vittima degli eventi. Un uomo di chiesa, luterano irriducibile (forse perché é nato a Eisenach, la stessa città dove ha studiato Lutero ?), contro cui il destino si sarebbe accanito perversamente e la cui sola consolazione sarebbe stata l'attesa della morte intesa come liberazione, la cui quasi esclusiva fonte di ispirazione sarebbe stata la fede, pronto ad accettare privazioni e soprusi a testa bassa, in attesa, appunto, della morte liberatrice. Non compreso dai suoi contemporanei, insomma, Bach sarebbe un perdente a cui solo i posteri avrebbero riconosciuto la possente genialità.La seconda immagine, di recente costituzione, é basata per lo più sui lavori del critico tedesco Friedrich Blume, datati all'inizio degli anni sessanta, che hanno suscitato accese reazioni negative soprattutto da parte dei luterani di ferro e dei piagnoni per vocazione. Riesaminando con più attenzione i pochissimi scritti lasciati da Bach e soprattutto datando con maggior scrupolo le sue numerose composizioni, Blume ha scoperto che Bach ha usato con frequenza e molta disinvoltura la pratica della "parodia", riutilizzando composizioni create per cantate profane in cantate sacre e viceversa, facendo così crollare il mito della fede come unico motivo ispiratore. Inoltre si é finalmente portato in evidenza che JOHANN SEBASTIAN BACH, presunto difensore integerrimo del luteranesimo, non ha esitato a far battezzare uno dei figli, Leopold August, da un ministro calvinista, pur di aver come padrino l'amico e protettore Principe Leopold di Kothen, che era calvinista. Ma non é finita: Bach non ha neppure esitato a fare celebrare le sue seconde nozze con Anna Magdalena ancora da un ministro calvinista, sempre perché il Principe Leopold potesse partecipare alla cerimonia senza imbarazzo.Se poi aggiungiamo che nella "Messa in Si minore" non solo Bach non ha censurato il brano "Credo in una santam catholicam et apostolicam Ecclesiam", ma l'ha sottolineato con una delle più belle ed indimenticabili "Arie" all'italiana, ce n'é abbastanza per colpire a morte qualsiasi sostenitore di un Bach fanatico luterano. Soprattutto perché un compositore cattolico come Beethoven di fronte allo stesso imbarazzante brano, pur inserendolo nella "Missa Solemnis", lo conclude frettolosamente, mentre l'altrettanto cattolico Schubert risolve il problema addirittura eliminando il passo da tutte le sue Messe!Ma l'analisi di Blume non finisce qui. Anche l'immagine del Bach vittima del destino, eterno "perdente", viene scossa violentemente. Bach fu un vincente e anche durante la sua vita ebbe numerosissimi riconoscimenti. La sua grandezza fu capita appieno anche allora, seppure non da tutti e se fu contestato nella sua opera ciò avvenne da parte di piccoli politici burocrati o scribacchini in cerca di notorietà. Nemici di poco spessore, seppure molto fastidiosi, bilanciati da amici ben più potenti e di ben altra statura intellettuale. L'analisi di Blume arriva addirittura molto più in là. Non solo Bach non fu una vittima, ma molti suoi atteggiamenti rasentano addirittura l'arroganza. Senza nulla togliere alla grandezza inarrivabile della sua opera, e la sua profondissima fede, Blume sottolinea certe sue forme di assenteismo rispetto agli impegni presi. Senza dire apertamente che Bach era uno scansafatiche, non può fare a meno di notare quanto gli piacesse fare quello che voleva, indipendentemente dai contratti stipulati, con comportamenti quasi cialtroneschi. Un'analisi, quella del Blume, non ancora completamente digerita e che dovrà far cadere ancora numerose teste lungo la sua strada. E' crollato il muro di Berlino, liberando e rendendo accessibili tutti i luoghi che fecero da sfondo alla vita e alle opere di JOHANN SEBASTIAN BACH, ma l'immagine di un Bach a testa bassa, col capo cosparso di cenere, permane troppo cara a un certo masochismo culturale per sparire del tutto.L'immagine di Bach che esce da questa sceneggiatura é molto vicina a quella creatasi in seguito alle recenti scoperte e che lo tratteggiano come un "vincente", un uomo che nonostante le numerose avversità é riuscito a realizzare i suoi obiettivi ed i suoi sogni, a piegare gli eventi a suo favore. Inoltre, JOHANN SEBASTIAN BACH fu forse il primo tra gli artisti moderni: ancora al soldo di principi e città, come tutti gli artisti fino alla sua epoca, ma già abbastanza forte per seguire la propria ispirazione e la propria crescita artistica invece dei desideri dei suoi datori di lavoro. Se disdegnava di ottemperare a certi impegni presi come Concertmeister a Weimar o come Cantor a Lipsia, non era per arroganza o infingardaggine, ma per seguire il principale dei suoi doveri d'artista-ricercatore: la scoperta e la creazione della bellezza.Aveva intuito la perfezione eccelsa cui potevano aspirare certe forme musicali, concependone grandiose visioni e perseguendone costantemente la realizzazione, al solo scopo di poter offrire tanta e tale bellezza al mondo intero. A questa ricerca sacrificava tutto il resto, anche l'ottemperanza ai più banali impegni che fu obbligato a prendere nel corso della sua esistenza e che avrebbero, spesso, interferito con la sua ricerca. Per questo combatté, soffrendo, contro chi l'ostacolava. Sarebbe stato molto più facile e tranquillo ubbidire, chinare il capo, ma Bach non dimenticò mai il richiamo della sua arte e ad esso sacrificò quasi tutto con risultati ineguagliabili.
|