J.S.Bach - La musica di Dio

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 Sinossi

 
 

Per tradurre in immagini filmiche la vita e le opere del più grande artista della cultura occidentale (insieme a Shakespeare) la scelta fatta è stata quella di creare alcuni capisaldi di forte contenuto emotivo che leghino tra loro i vari passaggi di solo contenuto bibliografico, evitando così il rischio di cadere nel didattico. E come creare tali capisaldi se non utilizzando le musiche più straordinarie ed emozionanti di Sebastian Bach attorno alle quali sono state concepite le scene? La musica, quindi, ha creato la trama. Tale scelta è alla base di questa sceneggiatura: un film che pur raccontando scrupolosamente, con grande rispetto storico, la vita del grande maestro, riesca a creare forti emozioni ed una forte passione per i circa quaranta brani scelti tra i più spettacolari e di immediata fruizione. Iniziando la storia durante la drammatica operazione agli occhi (dopo la quale Bach diventerà cieco e poi morirà) e usando la tecnica del flash-back vedremo Sebastian bambino quando, orfano di entrambi i genitori, mostrerà subito una determinazione ferrea che si manifesterà nel ricopiare scrupolosamente, la notte, le partiture dei grandi compositori. Lo vedremo poi, adolescente, suonare la viola da gamba, con grande trasporto e competenza nonostante la giovane età, in uno dei brani più straordinari di tutta la musica barocca, le ”Lesson de tenèbre“ di Couperin, alla corte calvinista di Celle, ottenendo un emozionante e travolgente successo. Poi, già giovane uomo, lo vedremo terrorizzare i fedeli nella chiesa di Arnstadt con le sue spericolate variazioni all’organo nei suoi ”preludi o toccate e fuga“ con tutte le conseguenze burocratico-legali (nonché un duello alla spada vero e proprio) che i membri del consiglio gli infliggeranno. Alla corte di Weimar lo ritroveremo in prigione, dove era finito pur di non abbassare la testa di fronte al suo datore di lavoro, il colto ma possessivo Duca Ernst. Quindi il felice soggiorno a Kothen, nel castello del giovanissimo principe Leopoldo, la stagione feconda in cui verranno creati i suoi bellissimi concerti, interrotta bruscamente dalla morte inaspettata della moglie Barbara che gli aveva dato sette figli. Infine a Lipsia, dove concepirà le sue più grandiose opere: le oltre duecento cantate, le messe e gli oratori. Vicino alla nuova giovane moglie Magda, soprano di grande valore, che gli darà tredici figli, per uno dei quali, Gottfried, minorato, Sebastian suonerà il più bel concerto di tutta la storia della musica (il famoso concerto per due violini) in un momento di grande emozione . Anche qui a Lipsia sarà sempre contrastato da funzionari invidiosi e ignoranti, cui saprà tener testa con la sua personalità forte e orgogliosa, confortato, bisogna dirlo, dalla grande stima di personaggi autorevoli e competenti. Fino a quando, giunto ormai alla fine del suo cammino, ormai in punto di morte, immaginerà di dirigere nella sua chiesa di San Tommaso, la grandiosa ”Messa in Si minore“ che mai riuscì ad eseguire, completa, durante la sua vita. Uno straordinario percorso , inutile dirlo, sia sul piano artistico, sia sul piano umano. Due mogli, venti figli, amato e apprezzato (e a volte anche contrastato) nelle corti più colte e eleganti di Germania oppure nelle città libere come Lipsia, sempre comunque in ossequio non della benevolenza dei potenti (come tutti gli artisti dell’epoca), ma attento solo alla sua crescita artistica. In questo senso, forse il primo vero artista dell’epoca moderna.

Regista

 
 

KRZYSZTOF ZANUSSI - regista
Nasce a Varsavia (Polonia) il 17 Luglio 1939.Studente di fisica all'Università di Varsavia e di filosofia alla Jagiellonian University di Cracovia, Krzysztof Zanussi si interessa alla forma cinematografica in contemporanea ai suoi studi principali e, nel 1966, si laurea anche in regia alla Scuola di cinema di Lodz. Il suo saggio cinematografico di diploma, Morte di un provinciale, viene premiato al festival di Venezia, per cui poi sarà membro di giuria nel 1981.Proprio a partire dal 1966, Zanussi dirige numerosi documentari e lungometraggi, non disdegnando parallelamente le committenze televisive. Nonostante gli studi, privilegerà sempre, nei film come nei libri di cui è autore, una 'forma amatoriale', dimessa e quasi sciatta, intesa come forma pura per arrivare al cuore e alla verità delle cose e delle persone. Rovesciando recenti teorie semiotiche, il cinema di Zanussi parte dal significante dei contenuti per approdare, eventualmente, al significato del mezzo.Fin da subito, Zanussi si rivela infatti cineasta intellettuale che, attraverso i film, intende rappresentare, generalmente con sobrietà e assenza di giudizio, la condizione dell'homo erectus del dopoguerra. Nella sua prima opera, "La struttura  del cristallo" (1969), già summa della sua poetica di stile e di contenuti, non succede nulla se non il confronto/scontro fra due persone, due scelte di vita, due visioni del mondo.Attratto dalla quantistica ("Illuminazione" del 1973, è la biografia parziale del fisico polacco Franciszek Retman) quanto dalla poesia, il cinema di Zanussi, nella sua essenza più felice, è aperto a libere interpretazioni e, come una partitura da camera, sa unire raffinatezza ed essenzialità.Al pari dei connazionali e più o meno coetanei Roman Polansky e Krzysztof Kieslowski, Zanussi coglie nella visione di una spiritualità laica tutto il fardello morale e le ricchezze interiori dell'essere umano nel Ventesimo secolo. A differenza dei colleghi, invece, sembra rifiutare il cinismo della satira per porre maggiore risalto alla drammatizzazione pura di personaggi e vicende.Produttore e spesso sceneggiatore delle proprie opere, Zanussi è stato presidente della FERA (la Federazione Europea dei Registi Audiovisivi) ed è professore alla Silesian University, situata a Katowice, e alla European Graduate School di Saas-Fee in Svizzera, dove abitualmente tiene un corso estivo. È, inoltre, direttore degli studios polacchi TOR. Come regista teatrale e di opere ha lavorato e lavora con i principali teatri polacchi, tedeschi, francesi, russi, italiani e svizzeri.Per la sua attività di regista e di paladino della ragione, Zanussi ha ricevuto numerosi premi durante la sua carriera, tra cui il David di Donatello, la croce di Cavaliere dell'Ordine polacco e l'onorificenza di cavaliere delle scienze e delle lettere. Come autore letterario, ha scritto e pubblicato importanti volumi ("On Editing an Amateur Film", 1968; "Discorse on an Amateur Film", 1978), compresa un'autobiografia, "Time to Die" (1999). Dopo "Persona non grata", del 2005, il regista polacco ha diretto gli italiani Valeria Golino, Lorenzo Balducci e Remo Girone ne "Il sole nero" nel 2007.

Sceneggiatore

 
 

ERCOLE MACCHI - sceneggiatore
Nato il 10 Luglio 1940 a Milano.Finite le scuole superiori, ha frequentato per due anni la facoltà di Economia e Commercio che poi ha lasciato per iscriversi al corso triennale di Scuola del Cinema del Comune di Milano, allora istituito, dove si è diplomato in sceneggiatura e regia.Da allora, pur esercitando una piccola attività industriale nel campo del macchinario industriale, ha scritto numerose sceneggiature, commedie e romanzi. Ha pubblicato due romanzi:”O vendere o morire“, l’unico romanzo mai scritto, crediamo, ambientato nel mondo avventuroso dei venditori”Un blitz da nove colonne“, la storia di una speculazione finanziaria avvenuta a Wall Street su una miniera d’oro in Brasile che poi si rivelerà solo un grande set cinematografico.Con ”L’investitura“ ha vinto l’ultimo concorso ”Giovannini“ , per una commedia comico brillante, su oltre milleduecento partecipanti. La commedia analizza i meccanismi comico-drammatici di alcuni aspetti del potere economico.Ha poi anche scritto sceneggiature su altri temi:intimistica la storia de ”L’antiquario di Venezia“ nella quale la protagonista, al frastuono del successo sceglie una laica clausura, dove i sentimenti non vengano corrotti dal tempo;storica e avventurosa, ”L’americana“, ambientata a Macao negli anni trenta in un enclave privilegiato e del tutto inconsueto, dove ad una cantante di night tocca di osservare, angosciata, l’inesorabile arrivo della guerra. Testimone dell’azione (quella vera, ancora del tutto sconosciuta!) della famosa spia Richard Sorge, che muterà in modo radicale la storia del mondo;thriller ”Asterisco-punto-asterisco“, nella quale la scoperta di una tecnica per trasferire da una mente umana ad un'altra, memorie e conoscenze (come da un computer all’altro) porta ad avvenimenti imprevedibili e drammatici.

Note dell'autore

 
 

Esistono due immagini di JOHANN SEBASTIAN BACH. Una, la più tradizionale, legata alla monumentale biografia ottocentesca del tedesco Philipp Spitta, che vede in Bach una vittima degli eventi. Un uomo di chiesa, luterano irriducibile (forse perché é nato a Eisenach, la stessa città dove ha studiato Lutero ?), contro cui il destino si sarebbe accanito perversamente e la cui sola consolazione sarebbe stata l'attesa della morte intesa come liberazione, la cui quasi esclusiva fonte di ispirazione sarebbe stata la fede, pronto ad accettare privazioni e soprusi a testa bassa, in attesa, appunto, della morte liberatrice. Non compreso dai suoi contemporanei, insomma, Bach sarebbe un perdente a cui solo i posteri avrebbero riconosciuto la possente genialità.La seconda immagine, di recente costituzione, é basata per lo più sui lavori del critico tedesco Friedrich Blume, datati all'inizio degli anni sessanta, che hanno suscitato accese reazioni negative soprattutto da parte dei luterani di ferro e dei piagnoni per vocazione. Riesaminando con più attenzione i pochissimi scritti lasciati da Bach e soprattutto datando con maggior scrupolo le sue numerose composizioni, Blume ha scoperto che Bach ha usato con frequenza e molta disinvoltura la pratica della "parodia", riutilizzando composizioni create per cantate profane in cantate sacre e viceversa, facendo così crollare il mito della fede come unico motivo ispiratore. Inoltre si é finalmente portato in evidenza che JOHANN SEBASTIAN BACH, presunto difensore integerrimo del luteranesimo, non ha esitato a far battezzare uno dei figli, Leopold August, da un ministro calvinista, pur di aver come padrino l'amico e protettore Principe Leopold di Kothen, che era calvinista. Ma non é finita: Bach non ha neppure esitato a fare celebrare le sue seconde nozze con Anna Magdalena ancora da un ministro calvinista, sempre perché il Principe Leopold potesse partecipare alla cerimonia senza imbarazzo.Se poi aggiungiamo che nella "Messa in Si minore" non solo Bach non ha censurato il brano "Credo in una santam catholicam et apostolicam Ecclesiam", ma l'ha sottolineato con una delle più belle ed indimenticabili "Arie" all'italiana, ce n'é abbastanza per colpire a morte qualsiasi sostenitore di un Bach fanatico luterano. Soprattutto perché un compositore cattolico come Beethoven di fronte allo stesso imbarazzante brano, pur inserendolo nella "Missa Solemnis", lo conclude frettolosamente, mentre l'altrettanto cattolico Schubert risolve il problema addirittura eliminando il passo da tutte le sue Messe!Ma l'analisi di Blume non finisce qui. Anche l'immagine del Bach vittima del destino, eterno "perdente", viene scossa violentemente. Bach fu un vincente e anche durante la sua vita ebbe numerosissimi riconoscimenti. La sua grandezza fu capita appieno anche allora, seppure non da tutti e se fu contestato nella sua opera ciò avvenne da parte di piccoli politici burocrati o scribacchini in cerca di notorietà. Nemici di poco spessore, seppure molto fastidiosi, bilanciati da amici ben più potenti e di ben altra statura intellettuale. L'analisi di Blume arriva addirittura molto più in là. Non solo Bach non fu una vittima, ma molti suoi atteggiamenti rasentano addirittura l'arroganza. Senza nulla togliere alla grandezza inarrivabile della sua opera, e la sua profondissima fede, Blume sottolinea certe sue forme di assenteismo rispetto agli impegni presi. Senza dire apertamente che Bach era uno scansafatiche, non può fare a meno di notare quanto gli piacesse fare quello che voleva, indipendentemente dai contratti stipulati, con comportamenti quasi cialtroneschi. Un'analisi, quella del Blume, non ancora completamente digerita e che dovrà far cadere ancora numerose teste lungo la sua strada. E' crollato il muro di Berlino, liberando e rendendo accessibili tutti i luoghi che fecero da sfondo alla vita e alle opere di JOHANN SEBASTIAN BACH, ma l'immagine di un Bach a testa bassa, col capo cosparso di cenere, permane troppo cara a un certo masochismo culturale per sparire del tutto.L'immagine di Bach che esce da questa sceneggiatura é molto vicina a quella creatasi in seguito alle recenti scoperte e che lo tratteggiano come un "vincente", un uomo che nonostante le numerose avversità é riuscito a realizzare i suoi obiettivi ed i suoi sogni, a piegare gli eventi a suo favore. Inoltre, JOHANN SEBASTIAN BACH fu forse il primo tra gli artisti moderni: ancora al soldo di principi e città, come tutti gli artisti fino alla sua epoca, ma già abbastanza forte per seguire la propria ispirazione e la propria crescita artistica invece dei desideri dei suoi datori di lavoro. Se disdegnava di ottemperare a certi impegni presi come Concertmeister a Weimar o come Cantor a Lipsia, non era per arroganza o infingardaggine, ma per seguire il principale dei suoi doveri d'artista-ricercatore: la scoperta e la creazione della bellezza.Aveva intuito la perfezione eccelsa cui potevano aspirare certe forme musicali, concependone grandiose visioni e perseguendone costantemente la realizzazione, al solo scopo di poter offrire tanta e tale bellezza al mondo intero. A questa ricerca sacrificava tutto il resto, anche l'ottemperanza ai più banali impegni che fu obbligato a prendere nel corso della sua esistenza e che avrebbero, spesso, interferito con la sua ricerca. Per questo combatté, soffrendo, contro chi l'ostacolava. Sarebbe stato molto più facile e tranquillo ubbidire, chinare il capo, ma Bach non dimenticò mai il richiamo della sua arte e ad esso sacrificò quasi tutto con risultati ineguagliabili.

Perchè Bach...

 
 

Il film è un tributo al grandissimo musicista che ha riassunto nella sua opera, in modo profondo e grandioso, la più grande stagione musicale, quella barocca, riuscendo contemporaneamente a proiettarsi in avanti di 150 anni e divenendo, come ha detto Furtwangler, ”il più grande tra tutti i romantici“. JOHANN SEBASTIAN BACH, un autodidatta che ha sempre trovato l’ispirazione solo in sè stesso, che ha coltivato l’arte attraverso lo studio assiduo e il profondo amore per i musicisti passati e contemporanei, creò la bellezza: l’intensa carica emotiva e la spettacolarità della sua musica sono in grado di creare un impatto violento anche sul grande pubblico, attraverso le rappresentazioni delle sue travolgenti cantate all’interno di una cattedrale colma di fedeli ammutoliti e commossi.La modernità di questo straordinario personaggio risiede anche nella sua ostinata ribellione alla mediocrità di quelle istituzioni che lo perseguitarono in vita, fino a portarlo al carcere: a loro e alla loro ottusità, JOHANN SEBASTIAN BACH contrappose sempre il mondo della bellezza, resa accessibile, quasi palpabile, anche alle masse povere del suo tempo che si lasciarono rapire dalle straordinarie composizioni di un genio che utilizzava il linguaggio semplice della passione, generando in ciascuno di loro un grado altissimo di intimità e comunione interiori. JOHANN SEBASTIAN BACH abolì ogni frattura tra sacro e profano, elevando la terra al cielo e riportando il cielo tra gli uomini, riconciliandolo con le loro miserie e le loro sofferenze. Se con la sua musica avvicinò Dio agli uomini, allo stesso tempo mostrò l’umanità intera a Dio. Abitò con ugual disinvoltura cielo e terra, coltivando con ostinata passione il suo amore per la musica e quello per le donne: ne sposò due con le quali generò venti figli. Disdegnò in eguale misura sia le mode, sia le congreghe di bestialità dotte. Frequentò, con la stessa passione, i saloni aristocratici e le bettole popolari. Amò con lo stesso ardore i principi e i suoi carcerieri. Ebbe sempre lo sguardo rivolto in un’unica direzione: la bellezza, l’arte, la musica. Non si piegò mai, fino a quando il destino, in combutta con il Dottor Taylor, decise di privarlo della vista. Determinazione, chiarezza di intenti, costanza, meticolosità e passione, spiritualità e umanità, pazienza e spavalderia: questi sono i caratteri che potrebbero riassumere la vita di questa straordinaria personalità del passato, caratteri che non sono certo garanzia di genialità, ma di cui sicuramente la genialità si nutre. Quanti di noi, oggi, si potrebbero riconoscere, almeno in parte, in una simile meravigliosa combinazione?

Informazioni

 
 

Regia                                    
Krzysztof Zanussi
Soggetto                                 
Ercole Macchi
Sceneggiatura                          
Ercole Macchi
Cast principale                         
IN FASE DI DEFINIZIONE
Organizzatore generale            
David Hampton
Prodotto da                            
Cesare Geremia Giromini e Edina Szoke per  EXCELSIOR COMUNICAZIONI S.r.l.
Produttore Esecutivo                
Edina Szoke        
Budget                                   
€. 5.200.000,00
Stato di avanzamento              
In preparazione                               
Ufficio Stampa                        
Brandimarte
Distributore italiano                 
DA DEFINIRE
Vendite estere                        
DA DEFINIRE       
Direttore della fotografia          
DA DEFINIRE
Scenografo                             
Ottavio Panceri
Costumista                            
Georgia Pistoletti
Segretaria d’edizione               
Luisella Piovanelli
Montatore                               
Fabio Roversi
Direttore Casting                     
Rodolfo Caruso
Direttore del suono                   
Lauro Giorgini
Capo macchinista                    
Luca Lecciso
Capo elettricista                      
Valerio Miconi

Il professore backstage

Forum

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